Con Paolo è stato amore a prima vista.

 

Lui è quattro anni più giovane di me. Le mie amiche mi prendevano in giro per questo fatto. Lo chiamavano il mio toy-boy, ma fin dalla prima volta che ci siamo incrociati con lo sguardo ho capito che lo volevo.

“Ti voglio.” Così gli avevo detto baciandolo per la prima volta capendo che non avrebbe mai avuto il coraggio di fare il primo passo. 

È stata sicuramente la sua timidezza a farmi innamorare di lui. Qualche volta lo chiamavo il mio giocattolo. Non gli piaceva molto, lo vedevo, ma non protestava e poi facevo in modo di farmi perdonare.

I miei genitori alla fine si sono rassegnati vedendoci così affiatati e felici. Non è questo che ogni genitore dovrebbero desiderare per la propria figlia? Che sia felice e trovi un uomo buono e gentile che la ami e la rispetti come una regina.

Forse l’idea che “uomo” non lo sembrava ancora li aveva spaventati all’inizio, ma dopo due anni mi erano sembrati felici di sapere che volevamo sposarci.

Una sera come tante, sdraiata sul divano, guardando un film, tenevo i piedi su di lui lasciando che li accarezzasse distrattamente, quando nel film iniziò una scena di ipnosi. Durante una seduta, una donna veniva ipnotizzata da un terapeuta consigliato dal marito. Il marito aveva pagato il dottore per capire se la moglie avesse dubbi sulla sua fedeltà o sapesse che la stava tradendo.

Notai che Paolo aveva smesso di massaggiarmi i piedi rapito dalla scena che seguiva con particolare attenzione. La donna era molto sexy, mollemente rilassata sul divano con aria sognante, decisamente vestita in modo inadeguato per una seduta dal terapista. Probabilmente il regista, con una trama così scarsa, aveva puntato su altro. Fatto sta che sotto i piedi sentii del movimento. Una pulsazione, poi una seconda ed una terza. Paolo stava avendo un’erezione? Finita la scena notai che cambiava leggermente posizione per sistemare il nuovo ingombrante ospite, ritornando a distrarsi con il telefonino.

Dopo circa dieci minuti, la scena si ripeté. La mogliettina sempre più affranta per la delusione amorosa, ora comprovata da vari indizi trovati per casa, nel computer e nel cellulare del consorte fedifrago, confessava, in un profondo sonno ipnotico, tutto ciò che aveva scoperto al dottore. A quel punto, come richiesto dal marito, Il dottore cominciò a suggestionarla perché dimenticasse alcuni dettagli, convincendola che era tutto nella sua testa e non aveva motivo di dubitare dell’amore del marito. Dal canto suo, il lascivo dottore, si concedeva lussuriose occhiate al prosperoso corpo della mogliettina sconsolata dal seno alle gambe che, dallo spacco, lasciavano intravvedere la fine delle calze e quella sensuale curva del bordo tipica di chi indossa un reggicalze rinforzando, nel subconscio della donna, il bisogno di continuare la terapia facendole provare piacere per la sua voce, la sua confortante presenza e capacità di ascoltarla e capirla. Insomma se la voleva fare come extra bonus al pagamento del marito che, nel frattempo, si scopava la segretaria.

Fu durante uno schiocco delle dita del terapista, per enfatizzare il piacere ed il benessere che la terapia le stava dando, che la pulsazione sotto i miei piedi diede una scossa che face sobbalzare anche Paolo.

“Se vuoi lo metto anche io il reggicalze.” avevo commentato con un sorriso massaggiando la protuberanza oramai evidente nei suoi pantaloni.

“Reggicalze? Oh… Magari…” rispose imbarazzato.

Ritornai al mio telefonino sorridendo per l’imbarazzo che vedevo sulla sua faccia arrossata, pregustando un dopofilm piccante. Mentalmente iniziai ad elencare come sorprenderlo, cosa vestire, o non vestire, e fantasticando su possibili sviluppi. Il film era solo a metà e potevo concedermi un momento di relax socchiudendo gli occhi e lasciando a Paolo tutto lo spazio necessario per godersi la sua eccitazione.

"Perché non finiamo il film… a letto?” Domandai ad un certo punto, ansiosa di anticipare i tempi.

Con stupore, una volta in camera da letto, vidi che veramente voleva continuare a vedere la fine del film malgrado la mia completa nudità.

Vai a capire gli uomini! Pensai un po’ delusa.

Il letto, la TV, il movimento ritmico del suo petto… mi addormentai quasi subito.

“…ora conterò da dieci a zero mentre scendi con me per una scala nella tua mente ti abbandoni ad un sonno profondo ascoltando solo la mia voce…”

Per un attimo credevo fosse il terapista del film, ma poi riconobbi la voce di Paolo. Ero tentata di aprire gli occhi ma la curiosità ebbe la meglio e continuai a fingere di dormire mentre mi sussurrava di rilassarmi iniziando a contare.

Cosa stava facendo? Voleva giocare al dottore e alla paziente? Voleva ipnotizzarmi come nel film?

Mi assalì il dubbio atroce che mi stesse tradendo e voleva che io… Nah… Il mio matrimonio non poteva essere la trama di un film di serie B. Per l’impegno che ci stava mettendo e come si dilungava nel suggestionarmi, capii che era stato proprio quello che lo aveva eccitato sul divano. L’ipnosi lo eccitava. Lo eccitava rendermi sua schiava. Chi l’avrebbe mai detto, il timido e dolce Paolo cuoceva dentro di sé un pentolone pieno di dominazione e controllo che sembrava pronto ad esplodere. 

Vedere questo suo aspetto dominante mi piaceva, anzi mi eccitava. Fino a dove sarebbe arrivato?

Ero impaziente che arrivasse al numero zero per vedere. Sarei rimasta seria fingendo di essere sotto ipnosi?

“Zero. Dormi profondamente e sprofonda sempre di più nel sonno ipnotico ad ogni respiro, ad ogni battito di cuore, ad ogni secondo che passa… Dormi ed ascolta la mia voce, Alice.”

Che figo! Senti che voce. Oscar per la recitazione. Subito! Pensai. 

Sembrava che avesse imparato a memoria la parte del terapista del film. Vederlo alla TV sembrava veramente una stupidaggine, ma di persona, beh faceva un certo effetto. Era proprio bravo.

“Alice, come ti senti?” Domandò

Qui veniva il bello. Adesso era il mio turno di recitare. Mi venne il panico. Che cazzo gli dico? Oramai avevo tirato troppo in lungo per dirgli che stavo fingendo. Avrei dovuto fermarlo almeno sette, otto gradini fa, quando ha cominciato a contare. Come faceva quella del film? La tettona zoccola che va dal terapista col reggicalze?

“Alice, rilassati e rispondi. Come ti senti?”

“Bene… rilassata…” Risposi borbottando, imitando la cornuta sexy sul divanetto di pelle rossa.

“Sei in uno stato di ipnosi profonda, per questo stai bene, e più ti lascerai andare, meglio ti sentirai. Vuoi sentirti ancora meglio, Alice?” bisbigliò facendo dei cerchi sulla mia tempia.

“Sì…” Risposi pentendomi, forse avrei dovuto chiamarlo signore o padrone.

“Bene conterò ancora da dieci a zero e, ad ogni numero ti sentirai sempre più libera da ogni pensiero, più aperta alle mie parole. Dieci. Libera la mente da ogni pensiero e scendi un altro gradino verso uno stato più profondo di ipnosi.

E questo dondolio del letto cos’è? Ti stai segando? Ma come? Hai una schiava sessuale ipnotizzata e ti masturbi? Ma peggio! Mi tocca tenere gli occhi chiusi! Voglio poterti guardare almeno! Se non altro ora avevo del tempo per pensare.

“Zero. molto rilassata, molto aperta alle mie parole, molto ubbidiente e contenta di farti guidare da me. In una scala da 1 a 10 quanto ti senti ipnotizzata, Alice?” domandò lasciandomi basita.

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1? 100? 1000? Polenta 2? Ma che cazzo ne so? Tantissimo al quadrato! Ma che gli rispondo?

“otto…” borbottai per non esagerare.

“Bene. Stai andando molto bene, Alice rilassati. Conterò ancora fino a tre e raggiungerai il livello dieci. un livello di completa ipnosi, Alice.” aggiunse. Se non altro era solo fino a tre. 

”A  quale livello ti senti ora, Alice?” domandò dopo aver contato

“Dieci… Completa… ipnosi…” sussurrai trattenendomi dal ridere.

Stavo cominciando a sentirmi in colpa per come lo stavo prendendo in giro in quel modo. Cazzo era la sua fantasia, non potevo distruggerla. Ogni volta che gli ho chiesto di soddisfare le mie lui lo ha fatto. Certo pensavo fosse un remissivo al quale va detto cosa fare, però è sempre stato al gioco, anche quando gli ho chiesto di lasciarsi coprire di nutella e panna montata perché glielo leccassi come un dessert.

“Ora ti senti libera da ogni inibizione e libera di rispondere alle mie domande senza pudore dicendomi la verità” - aggiunse fermandosi a pensare.

Non mi pare di aver mai avuto inibizioni, semmai tu sembri sempre sul chi va là quando propongo cose nuove e poi perché pensi che io menta e ci sia bisogno dell’ipnosi profonda per rispondere alle tue domande? Questo un po’ mi feriva. 

“Perché sei venuta a letto nuda, Alice?”

“Perché ho visto che eri eccitato e pensavo avremmo potuto divertirci.” Risposi. Cazzo, Mr. Ovvio, questa ipnosi profonda funziona veramente.

“Cosa…” temporeggiò - “Cosa hai pensato quando hai capito che mi eccitavo? Il film ha fatto eccitare anche te?”

Domanda interessante. A dirla tutta, era un po’ noioso e scontato, ma in alcuni momenti è stato molto coinvolgente. Posso giocarmi una carta vincente.

“Sì. mi ha eccitato.” Per favore ordinami di aprire gli occhi e guardarti mentre ti seghi… ti prego…

“Ti ha eccitato vedere la donna ipnotizzata e… e… ubbidiente?” balbettò

“Sì… mi ha eccitata… volevo essere lei.” Rilassati amore, che ti succede? non sarai mica già venuto? Comincia a piacermi questo gioco. Pensai sentendo il suo affanno.

“Perché ti… ti piacerebbe essere…” fece una pausa come per trovare il coraggio “essere ipnotizzata?”

“Sì… ipnotizzata.”

“Ti eccita essere ipnotizzata?”

“Sì, mi eccita…” Però facciamo qualcosa. Piuttosto fammi camminare come uno zombie o la gallina… No, la gallina no. Magari la mucca mentre mi scopi da dietro!

“Ora sei completamente ipnotizzata Alice e ti senti anche eccitata… L’ipnosi ti eccita… ti eccita… sei eccitata… toccati…” ordinò confuso tra i gemiti.

“Sì padrone…” mi scappò pentendomi all’istante.

“Sì, sono il tuo padrone e tu sei la mia schiava. Toccati e masturbati per il tuo padrone. Ubbidisci! Sei la mia schiava… “

Iniziai il mio show, cominciando ad accarezzarmi il seno, i capezzoli, poi la pancia e l’interno delle cosce.

“Sono la tua schiava…” ripetevo facendogli eco in una sorta di mantra.

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Il Paolo così aperto e disinibito mi eccitava da morire. Era in fondo al letto, quasi seduto sui miei piedi e si segava guardandomi. Imitando una specie di trance da sonnambula, tenevo gli occhi socchiusi, così potevo vederlo. Da lì Paolo poteva vedere il mio sesso e io facevo del mio meglio per dargli tutta la visibilità possibile, affascinata da come si controllava per non godere, perché durasse. Cercai di spalancare le gambe ma lui mi intrappolò i piedi, lasciandomi aprire solo le ginocchia. Poteva bastare. Ora mi stava scopando nello spazio tra i piedi uniti, tenendoli pressati con le mani. Avevo quasi paura di fargli male da quanto stringeva.

“Sei la mia schiava ipnotizzata… sei la mia… schiava… ipnotizzata, dillo… dillo…” mi ordinò quasi delirando. “Dillo, schiava!” vaneggiò con più forza, accompagnando l’ordine con un schiaffo sulle cosce.

“Sì… Sì… Sono la tua schiava ipnotizzata… schiava ipnotizzata… ipnotizzata” lo assecondai, anch’io oramai sull’orlo dell’orgasmo.

Ora ero molto eccitata anche io. Nei limiti, mi eccitava moltissimo essere sculacciata e vedere farlo senza che glielo chiedessi fu una sorpresa elettrizzante che forse avevo sempre sognato.

“Ti piace schiava?” Domandò con una seconda sberla all’altra coscia.

“Sì… Sì padrone…” 

“Girati schiava. Alza il culo e dimmi cosa vuoi.”

“Scopami, padrone… Sculacciami… sculacciami padrone…” Ammisi ubbidendo. Era venuto il momento di fare la mucca? Pensai mettendomi a quattro zampe e pregustando di sentire il suo cazzo riempirmi. Ero bagnatissima e sarebbe scivolato dentro senza nessuna resistenza, proprio come piaceva a me, mentre, per suo ordine, potevo continuare a masturbarmi, immaginando che avrei goduto almeno tre volte in fila.

Ci fu solo un solo orgasmo invece, perché lui finì la corsa a tempo record di due minuti e cinque sculacciate. Ma peggio, nemmeno scopandomi, ma segandosi sui miei piedi.

Quando si chinò a leccarmeli rimasi un po’ scioccata, però ebbi il tempo per continuare ad ubbidire al suo ordine e, malgrado il solletico della sua lingua, riuscii a raggiungere un secondo appagante orgasmo.

Quando comincio a fare sesso mi propongo sempre di non smettere ed avere quanti più orgasmi posso, ma alla fine solo una volta ho raggiunto il terzo orgasmo.

“Rilassati e sprofonda schiava… dormi ed ascolta il tuo padrone.” Mi sussurrò venendomi a raggiungere dal lato dei cuscini. “Non ricorderai niente di ciò che è successo questa sera. dimenticherai tutto come in un sogno. Hai capito schiava?” Mi sussurrò ritornando a parlare con quel vocione da grande ipnotizzatore. “Domani ricorderai che abbiamo fatto sesso ed è stato speciale, il migliore sesso di sempre.” Aggiunse dopo la mia conferma, facendo una pausa come per pensare a cosa aggiungere.

In fondo non era stato male. Una cosa diversa con dei preliminari molto soddisfacenti, due orgasmi. molto meglio di altre volte. Certo c’erano le lenzuola da cambiare, ma almeno non mi aveva sporcato il pigiama.

“Dimenticherai tutto, ma quando ti chiamerò Schiava Ipnotizzata, tu ritornerai in questo stato di profoooonda ipnosi” aveva ordinato enfatizzando la parola. “Ripeti schiava” 

Avrei dovuuuuto anche io esagerare per quanto profooooondamente ero ipnotizzata? 

“Dimenticare tutto… Schiava Ipnotizzata… profooonda ipnosi.” Ripetei.

“Ora dormi fino a domattina.” aggiunse passando una mano davanti ai miei occhi tipo Jedi ‘Questi non sono i droidi che state cercando…’ “Ti risveglierai sentendoti riposata e rigenerata.”

“Riposata e rigenerata…” sprofondai appagata, senza troppo bisogno di fingere.

 

 

Storia di Alice
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