Al lavoro solo Giorgio, il suo capo, aveva fatto un commento sul collare. In parte era coperto, ma comunque abbastanza evidente.

Sulla metropolitana gli sguardi sfuggenti la divertivano. Si era sentita invisibile per tanti anni, ed ora tutte quelle attenzioni la facevano stare bene.

Serena fu meno indulgente.

  • Uhmm… nuovo look? - domandò sogghignando.

Alice era rimasta in silenzio lasciando che il mistero rendesse la cosa ancora più affascinante. Sorrise pensando a come avrebbe commentato il suo nuovo look “intimo”. Per tutto il giorno fu tentata di andare in bagno e darsi un po’ di pace. Invece dava un bello strattone al lucchetto e la presenza elettrica del Maestro la riportava in sè.

Poi un messaggio del Maestro: “Per cena vorrei del pesce. Di solito ceno alle venti.”

In qualche modo l’occhio lungo di Serena aveva letto il messaggio e da lì partì l’interrogatorio.

  • È un uomo gentile, vedovo, mi ha aiutata quando… te ne ho parlato, quando sono rimasta bloccata in ascensore - Rispose ai commenti inappropriati ed ironici dell’amica, guardando l’orologio.

  • Ti ha promesso l’eredità? - bisbigliò sarcastica

  • Mi sono solo offerta di preparargli la cena, me ne ero dimenticata. Il pesce è un'ottima idea - rispose finendo lo Spritz d’un fiato. - Mi accompagni a fare la spesa?

Non aspettò la risposta e si alzò oramai totalmente sintonizzata sulla richiesta del Maestro. Per Serena uno Spritz non era sufficiente e poi era da un po’ che flirtava con gli occhi con un bel tipo non lontano che sembrava impaziente di offrirgli un secondo giro e qualcos’altro. Serena era avida di aperitivi e cazzi e, spesso, per entrambe le cose, non si accontentava di uno solo, per poi vantarsi con lei in descrizioni oscene e volgari.

Passando dalla pescheria, Alice sentiva lo Spritz che le stava facendo effetto ed aveva paura di fare qualche cazzata. Cercò di controllarsi il più possibile ma, già entrando in casa del signor Giulio, era inciampata nello zerbino cadendogli addosso.

  • Tutto a posto, Alice? - Aveva commentato notando la sua confusione.

  • Si… Si Maestro, chiedo scusa - balbettò cercando di allontanarsi dall’aura di profumo inebriante che emanava.

  • Non voglio che si sporchi i vestiti. - Aveva detto mentre Alice andava in cucina con le buste della spesa. - Indossi questi. - aggiunse porgendole un appendino con degli indumenti. Infine si sedette sulla poltroncina, ma la televisione era spenta, questo le fece pensare che l’intrattenimento sarebbe stata lei e la scusa di sporcarsi i vestiti reggeva poco.

Già annebbiata dall’alcol, Alice si sentì ancora più confusa. Non sapeva come comportarsi con questo suo atteggiamento da Dr. Jackyl e Mr. Hide. Non capiva se aveva davanti il signor Giulio o il suo Maestro.

  • Grazie. - mormorò andando in bagno per cambiarsi.

Di preciso non sapeva perché avesse deciso per la privacy del bagno, però lì c’era lo stesso profumo che l’aveva inebriata quando le era tracollata addosso sull’ingresso e questo dava un punto in più al locale.

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Quello che le aveva dato da indossare non era molto “coprente”. Un body nero con calze a rete autoreggenti a maglia larga, un grembiulino di latex semitrasparente, una cuffietta per i capelli con orecchie da coniglietta play-boy un po’ old fashioned, ed un bustino di raso nero che le fece pensare che forse era ora di mettersi a dieta. Infine guardò le due polsiere unite da una catena abbastanza corta.

Questa ultima cosa l’aveva un po’ stupita. Cucinare sarebbe stato complicato, ed era un peccato perché aveva speso non poco per il branzino.

Quando uscì notò che il signor Giulio-Maestro stava guardando il telefono e riconobbe la propria voce gemere nel video notturno “Godi schiava…godi schiava…”. Già odiava la sua voce registrata, figuriamoci in quella circostanza. La cosa la imbarazzò tantissimo. Quella notte le era sembrato tutto così naturale, quasi innocente condividere quel momento, ma ora si sentiva addosso tutta l’umiliazione e la nudità che la situazione generava.

Il signor Giulio-Maestro, vedendola, spense il telefono, la guardò e sorrise in qualche modo apprezzando ciò che vedeva, questa volta dal vivo.

  • No… Non così - commentò avvicinandosi. - L’aiuto.-

Prese tra le sue mani le polsiere e le tolse, poi si posizionò dietro di lei chiedendole di portare le mani incrociate dietro la schiena. Alice si sentì avvampare per il dejavu. Con le mani legate dietro la schiena sarebbe stato non solo difficile, ma impossibile cucinare! Stava per obiettare, ma sentì le due parole magiche ed il suo corpo smise di obbedirle, entrando in modalità bambola in stand-by ricordandole un vecchio videogioco di Tomb Raider.

Sentiva il respiro caldo dell’uomo sul suo sedere. Si era inginocchiato? La stava annusando? Che vergogna! Poi mani sapienti lavorarono sulle sue caviglie. Erano cavigliere e non bracciali. Che stupida!

Con la calma che lo contraddistingueva, lo sentì allontanarsi per poi ritornare. Si sentì sollevare un piede per indossarle delle scarpe dal tacco altissimo. Questa volta ne fu certa, con la scusa di calzare le scarpe, aveva sentito la sua mano scorrere verso l’alto, sul polpaccio, soffermandosi nella fossetta dietro il ginocchio. Per un attimo le sembrò che non si sarebbe fermato, salendo fino a verificare di persona il look intimo del video. Come si sarebbe sentita? Il cuore le batteva all’impazzata.

Un giovane ne avrebbe certamente approfittato, senza troppi preamboli, ma non lui, non Mr. Piccoli Sorsi. Uno dei pregi degli uomini maturi.

Una sonora sculacciata la risvegliò dai suoi pensieri romantici.

  • Perché ti sto punendo schiava? - domandò sapendo che non avrebbe ricevuto nessuna risposta e, dopo aver lisciato con la mano l’altra natica partì un’altra sculacciata. - Hai cercato di toglierti il collare stanotte, schiava? - Aggiunse sottolineando la domanda con una terza più intensa sculacciata.

Non era così, non cercava di toglierlo, voleva solo sentire la sua presenza. Cioè, all’inizio sì, ma solo all’inizio poi le piaceva quella presenza attorno al suo collo.

  • E cosa devo fare poi per impedirti di toccarti?- L’ammonì facendo ripartire il vedeo, mentre per tutto il tempo, con l’altra mano continuava ad accarezzarle il sedere avvicinandosi sempre di più alle parti più profonde, ma senza mai raggiungerle. - Quanto hai desiderato le mie parole, schiava?

Perché le faceva tutte quelle domande alle quali non poteva rispondere? Si. Si, avrebbe voluto urlarlo. SI, Maestro, non desideravo altro che tu mi facessi godere. Ti prego, ti prego fallo ora, fammi sentire la tua troia senza volontà e senza pudore.

  • Si sta facendo tardi e comincio ad avere fame ora. Schiava. Comportati bene - disse liberandola nei movimenti ed incoraggiandola ad affrettarsi con una ultima sculacciata.

Ticchettando sui tacchi alti e passettini corti si avviò in cucina. Era certa che il Maestro conosceva benissimo le risposte alle domande e non voleva essere punita di nuovo. O forse si.

Il pesce le doveva essere venuto bene, perché le sembrò che il Maestro lo stesse mangiando con gusto. Forse valeva uno o più orgasmi. Sorrise tra sé e sé pensando se quel tipo di valutazione poteva essere adottato da qualche sito o libro di recensione di ristoranti.

Anche da seduta le aveva ordinato di tenere le mani dietro la schiena e, come con una bambina, la imboccava. Delle gocce di condimento le stavano gocciolando dalla bocca, ma ad Alice piacque pensare che la cosa era voluta e che presto sarebbero cadute sul suo seno generosamente esposto dalla scollatura a cuore del body. 

Di tanto in tanto annuiva ripetendo "Si, Maestro", per far credere fosse d'accordo, ma era troppo presa dai suoi pensieri per ascoltarlo veramente. Parlava e parlava, come tutti gli anziani, a cui piace raccontare della loro vita, e Mister Magic ne aveva di cose da raccontare.

Le più affascinanti erano quelle sull'ipnosi, in quanti modi si poteva fare. Che l'orologio da taschino era solo uno stereotipo scenografico, ma si poteva usare qualunque oggetto, anche una forchetta, o il lento ruotare di un dito sul bordo di un bicchiere di vino.

  • Si, Maestro - mormorò assorta, cercando di ricordare la domanda.

  • Brava schiava - la ricompensó con quel suo modo speciale ed intenso di dirlo facendola sentire speciale ed al centro della sua attenzione.

Alice sorrise nuovamente. Sicuramente Sandra doveva sentirsi molto fortunata e l’idea che in qualche modo avesse scelto lei per compensare la mancanza del suo amore di una vita, le dava una forza aggiuntiva, spronandola ad impegnarsi più a fondo nel compito di non deluderlo e soddisfare i suoi bisogni.

  • Grazie Maestro - La domanda non era importante. Importante era che il Maestro fosse contento.

Del resto la sua presenza aveva proprio quello scopo, rendere il Maestro felice con la sua compagnia, ubbidienza e, sottomissione  e, magari, poi lui le avrebbe concesso il piacere che aveva desiderato sin dal primo momento. 

Inoltre, ogni volta che rispondeva sentiva l'eccitazione esploderle dentro, desiderando di poter avere un'altra occasione, un'altra possibilità di rispondere, di ubbidire e di sottomettersi.

A fine cena le ordinò di sparecchiare e lavare i piatti. Mentre asciugava i piatti si posizionò davanti al pomolo di un cassetto che sembrava proprio all'altezza giusta per insidiarla tra le cosce. Aveva ancora il condimento sul seno, aveva fantasticato per tutta la cena che lui allungasse una mano per pulirla, ma anche che avesse osato usare la sua lingua per farlo. Avrebbe sentito la sua barba strofinarsi sui seni, sui capezzoli turgidi e sensibili, punzecchiandoli.

Una luce violenta la fece trasalire, voltandosi vide il Maestro che la stava fotografando. Gli sorrise imbarazzata e fece finta di pulirsi il petto per nascondere che si stava accarezzando immersa nelle sue fantasie da ragazza.

  • Sei bella come Sandra quando era giovane - ammise 

  • Grazie Maestro - rispose prontamente - È un bel nome Sandra… se vuole possiamo far finta che…

  • Gioco molto pericoloso per un vecchio come me - ammise

  • Mi piacciono i giochi pericolosi, Maestro - miagolò con aria sorniona

Si spostarono sul divano guardando un pò di TV. Le scarpe cominciavano a farle male. Non era abituata ai tacchi sopra il centimetro, figuriamoci a tacchi così alti saranno stati alti almeno… almeno cento centimetri. L'occhio esperto del Maestro notò subito la sua sofferenza e, con estrema naturalezza prima uno, poi l'altro le liberò i piedi dalla calzature, portandolseli sul grembo e massaggiandoli con grande tecnica.

Alice lo lasciò fare. Lei era li per ogni cosa lui avrebbe voluto fare, ed era maturo abbastanza da decidere.

Il massaggio era molto rilassante e il programma alla TV molto noioso. Aprì gli occhi per guardarlo ma, proprio come diceva il Maestro, si sentiva le palpebre pesanti. Pesanti e stanche. Aveva lavorato tutto il giorno, poi cucinato e poi sistemato la cucina, e meritava un momento di relax solo per sé stessa..

Le sue ginocchia si rilassarono per prime, aprendosi, poi le sue mani trovarono di nuovo la strada verso i seni ed i capezzoli, ed infine tra le cosce, spostando di lato il body.

Cosa stava facendo? Lo stava seducendo? Per un attimo si sentì terribilmente in colpa piena di vergogna. Non si era mai masturbata con qualcuno presente.

  • Rilassati, ne hai bisogno. Solo un attimo di relax tutto per te - le sussurrò

  • Solo un attimo di relax tutto per me…- ripeté richiudendo gli occhi, capendo che ne aveva un bisogno impellente, ed era sicura che il Maestro avrebbe capito la sua urgente necessità.

Lasciò che le sua mani abili e calde continuassero a massaggiarle i piedi ed i polpacci.

Ora ricordava che era già successo. Si ricordò che, dopo il fatto nel bagno con suo cugino, era diventata ossessionata dal suo coso. Qualche giorno dopo, nel fienile, mentre giocavano ad una lotta di solletico, aveva sentito quel dito duro premere contro la sua topina e facendo finta di niente aveva lasciato che continuasse a strusciarsi. Dopo un po’, aveva allungato una mano e glielo aveva stretto forte. “Soffri il solletico anche qui?” lo derideva fingendo ancora di giocare. Lui si era fatto serio, quasi spaventato, cercando di ritrarsi, ma lei non lo mollava. “Sei mio! Ti ho preso! Non scappi più” insisteva ignara di ciò che sarebbe accaduto.

Un attimo dopo lui scappò via, ma Alice ebbe il tempo di vedere i pantaloncini bagnati. Pensò alla pipì ma poi sentì di essere bagnata lei stessa. Sentì che la sua topina voleva attenzioni, voleva le sue dita come quando era sola nel letto o in doccia. C’era un punto che sembrava bruciarle, ma non faceva male, era un bruciore come un prurito, ed un desiderio incontrollabile di toccarlo, strofinarlo. Con la coda dell’occhio aveva visto che il suo compagno di giochi non se ne era andato, la stava spiando tra le assi del fienile e questo la eccitava ancora di più, continuò a toccarsi con una mano nelle mutandine e l’altra sotto la maglietta.

Sarebbe stato il suo piccolo segreto, Non serviva che il Maestro sapesse che si era già masturbata per qualcun altro e quanto le piacesse farlo, e godere con lui era ancora più piacevole, mille volte più intenso, mille volte più appagante, mille volte più inebriante e rilassante.

Alice riaprì gli occhi di scatto. Cos’era stato quel rumore? Poi capì che era il signor Giulio che russava.

Molto lentamente scese dal divano per andare in bagno. 

  • Guarda fin dove è arrivato il condimento - mormorò pulendosi i piedi imbrattati.

Uscendo, vedendolo dormire sonoramente andò in camera da letto ed aprì con cautela il cassettone. Accarezzò per qualche momento i vari giocattoli ed accessori, poi prese il diario di Sandra ed aprì a caso.

Quando mi ipnotizza sono in paradiso. Ieri ha usato di nuovo il suo orologio ma, invece di tenerlo in mano, lo ha fatto tenere a me. - Ipnotizzati - mi ha ordinato. All'inizio pensavo mi stesse prendendo in giro, poi il mio sguardo ha cominciato a seguire la piccola oscillazione che è aumentata di pari passo alla mia concentrazione. Ci stavo riuscendo, mi stavo ipnotizzando da sola, e più seguivo l’orologio muoversi avanti ed indietro, più capivo di come aumentava il controllo di me stessa, che ero padrona della mia mente finalmente sgombra da ogni pensiero se non la volontà di ipnotizzarmi, di sprofondare. Per un attimo ho avuto paura che avrei potuto sprofondare in eterno senza la sua guida, ma poi ho sentito la sua voce e mi sono tranquillizzata. Lui era li e non mi sarebbe successo niente. Ero al sicuro, ero protetta, ero nel posto più sicuro del mondo in sua presenza.”

L’orologio era sul comodino da parte al letto. L’aveva visto appena entrata, come brillasse di luce propria, come fosse un richiamo che non si può ignorare. Capiva benissimo Sandra e ciò che aveva provato.

Ad un passo dal prenderlo si ritrasse. Invece si diresse verso uno dei vestiti di Sandra nell’armadio. L’aveva notato già dalla prima volta. Un vestito da sera rosso con un lungo spacco su un fianco e sulla schiena. Sembrava fatto per lei. Le aderiva come una seconda pelle e si sentiva super figa.

Il rumore di un russamento più forte la fece trasalire sentendosi di colpo come una bambina beccata con il barattolo della marmellata in una mano e i biscotti nell'altra. Nel tentativo di coprire la sua marachella urtò contro la porta dell’armadio, facendo cadere alcuni appendini e, per non farsi mancare nulla, inciampò nelle cavigliere tentando un passo più lungo del possibile.

10. bunny

Cercando di rialzarsi vide i piedi e poi la figura e poi sentì la sua voce

  • Ti sei fatta male?.

  • Maestro…io… - cercò di inventare una scusa.

  • Alzati - L’aiutò - Immobilus personae - le sussurrò paralizzandola subito dopo.- Shhhh…. - bisbigliò, come se Alice potesse fare altro.

Il signor Giulio le girò attorno come un predatore consapevole di aver stretto la sua preda all'angolo e la guardava con occhi sognanti.

  • Sandra era una donna molto speciale, con gusti particolari - si confidò, accarezzando il vestito e facendola vibrare dentro - Mi contattò dopo uno spettacolo, era affascinata dall'ipnosi. Un soggetto molto predisposto alle suggestioni. Poi mi confessò che le avevano diagnosticato un disturbo della personalità. C'erano volte in cui si trovava in situazioni assurde quasi senza accorgersene. Come se il suo corpo fosse alla continua ricerca di una punizione per espiare una colpa.

In un primo momento, Alice tentò di dire qualcosa, avrebbe potuto usare la safeword, e spiegare che non voleva competere con Sandra, poi si rese conto che, in quel momento, doveva solo ascoltare.

Il Maestro continuò il suo racconto e come si era innamorato di lei già dalla prima conversazione, dalla prima notte assieme. La sera successiva l’aveva invitata sul palco per lo spettacolo, e poi nel camerino al post show. Fu in quell'occasione che vide per la prima volta la Sandra oscura. La pazza come la chiamava lei. Era diversa, travolgente e sexy ma, in un crescendo inarrestabile, il suo autolesionismo cominciò a presentarsi. Gli chiedeva di stringerla al collo, di chiamarla in modo degradante, di possederla come solo gli animali in certi periodi possono fare.

La riportò in uno stato di ipnosi sfruttando il suo desiderio di essere posseduta, ed in parte, dando sfogo al proprio desiderio di controllo.

  • Riuscii a riportare la situazione ad un livello normale. - raccontò facendo una pausa che sapeva di rimpianto per un tempo oramai passato. - Quando era Sandra, era stupenda, perfetta, bella come per me doveva essere bella una donna.- commentò con naturalezza, mentre armeggiava nel cassetto dei giocattoli e raccontando come dal camerino si erano spostati in hotel e come, già da quella notte capì, che non poteva perderla. Non voleva.

Nei giorni successivi si erano sentiti al telefono, anche più volte al giorno. "Ipnotizzani ancora" gli diceva, come affamata della tranquillità e della pace che quello stato le dava.

  • Ipnotizzarla era diventato sempre più facile. Alcune volte vedevo che fingeva. Voleva soltanto sentire la mia voce e realizzare una delle sue fantasie erotiche. Sentivo che si eccitava per poi rilassarsi appagata. In quel momento sprofondava senza più resistenza. Ci siamo incontrati di nuovo dopo una settimana dalla notte nell'hotel. Sandra si presentò con il contratto. La cosa non mi aveva stupito molto. In qualche occasione l'argomento limiti era già emerso e Sandra, conoscendosi, sapeva che il suo lato oscuro ne aveva bisogno.

Mentre raccontava, prese una scatola che conteneva quattro butt plug di dimensioni differenti e non si fece scrupolo di nasconderli, anzi, si posizionò davanti ad Alice indicando il più grasso per poi passare a quello successivo, per muoversi sul terzo, che comunque per Alice sembrava bello grosso.

Stava per giocarsi la safeword giallo ma, prima che potesse decidere, si ritrovò l’oggetto scintillante in bocca. 

Il Maestro a quel punto si spostò al suo fianco posizionandola con la schena leggermente piegata in avanti, e nelle sue mani mise la scatola dalla quale prese un tubetto che Alice sperò essere lubrificante.

  • Passammo il weekend assieme, il più del tempo in camera da letto - continuò a raccontare mentre spalmava attorno al suo ano la pomata - il più del tempo Sandra era in uno stato di ipnosi che per entrambi era diventata una dipendenza, cominciai a rendermi conto di quanto sentirmi in controllo mi faceva star bene. Eravamo lo yin e yang.

Fu nel concludere la frase che il suo dito le scivolò dentro senza nessuna resistenza, stupendola per la sensazione, pur non avendo ancora capito se la cosa le piacesse o no. Poi uscì e rientrò subito dopo, per poi uscire di nuovo, e fu a quel punto che capì di aver preso una decisione, desiderando la penetrasse ancora.

Invece arrivò una sculacciata. Come per punirla per provato piacere.

Le prese l'oggetto metallico dalla bocca e, cominciò a strofinarlo esternamente sulla parte lubrificata del suo culo, insinuando la punta per poi ritrarla. Infine la spinta fu più insistente e prolungata. Era grosso, ed inarrestabile ed il Maestro si prese tutto il tempo penetrandola poco per volta. Sentì che opporre resistenza era inutile. Fissava lo spazio vuoto lasciato dal giocattolo indicato come “Size 2” nella scatola di legno tra le mani, mentre, inesorabilmente lo sentiva prendere possesso del suo culo vergine. Infine scivolò dentro come risucchiato.

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Il Maestro verificò con due o tre leggeri strattoni che fosse ben assestato. Poi riprese a sculacciarla. Prima debolmente ma crescendo di intensità, colpendo anche la parte centrale, spingendolo più a fondo ogni volta. Sapendo che il sussultare dell'oggetto dentro di lei la stimolava anche nella parte interna della vagina.

Le piaceva, le piacevano le cose anali. In quale cassetto si era nascosta questa fantasia per tutto questo tempo?

Dopo quella sera, quasi ogni sera, Alice era andata a trovare il maestro. A volte restava solo pochi minuti, altre, trovava già pronto il vestito e gli accessori da indossare. Le piaceva pensare a lui mentre sceglieva cosa farle indossare. Che fantasie aveva? Le piaceva farsi vedere mentre indossava. Le calze e le scarpe erano sempre compito del Maestro. Oramai aveva capito che aveva un fetish per i suoi piedi e più volte fingeva di sentirli pesanti per permettergli di massaggiarli. In più occasioni, aveva notato che, nel portarseli al grembo li strusciava contro il suo cazzo. Lei fingeva di addormentarsi o di non farci caso. Poi sentiva il calore bollente del suo sesso sotto la pianta dei piedi.

Una volta, venendo, la innaffiò con la sua sborra calda. Voltandosi vide che la stava osservando.

  • Adesso devo trovare qualcuno che li pulisce - Disse Alice sollevando il piede imbrattato di sperma.

Il Maestro aveva ragione, bisogna avere il coraggio di dire ciò che ci piace e tutto trova una giusta direzione.

A volte anche il Maestro era vestito come nei suoi show. Spesso lei fingeva di essere volontaria per i suoi trucchi, ma sempre, quando le chiedeva come si chiamasse, rispondeva con il nome di Sandra.

In ufficio, una volta, rispondendo al telefono, aveva risposto come Sandra. La spaventava un pò questa sua doppia vita, doppia personalità. La spaventava l’idea che potesse preferire quella alla sua

La presenza del Maestro oramai si estendeva a tutta la giornata. Come con Sandra si sentivano spesso al telefono e, non di rado, le faceva indossare dei giocattoli. Sempre più spesso capiva che l'aveva ipnotizzata solo risvegliandosi in posti o situazioni diverse da come ricordava. Tipo rispondere al telefono mentre era seduta sul water appena alzata e svegliarsi in metropolitana di ritorno verso casa a sera con le borse della spesa nelle mani. La cosa la spaventava, ma nello stesso tempo la eccitava. Si fidava totalmente di lui, e la sua presenza nella sua mente le dava piacere.

 

 

 

 

 

 

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