Seh, vabbè cosa ti parlo a fare… Terra chiama Alice. - Intonò Serena scioccando le dita davanti ai suoi occhi.

  • Scusa, stavo pensando se ho preso tutto - Finse di guardare nella borsa della spesa. No, non la stava ascoltando - Grazie del passaggio. ci sentiamo per domani sera? - la sbolognò frettolosamente scendendo dalla macchina.

  • Eh no. Mo' me lo fai conoscere questo signor Giulio - l’aveva stoppata seguendola.

In ascensore, Alice iniziò a pensare a come avrebbe dovuto comportarsi. Se le scappava di chiamarlo Maestro?

  • Signorina Serena, che piacere. Alice mi ha parlato molto di lei.

  • Non le dico, signor Giulio! Alice mi ha fatto una testa.

  • Metto a posto la spesa - Si dileguò Alice.

  • Che posto. Questo è lei? Che figo! Faceva spettacoli?

  • Si, illusionismo, ipnotismo, magie…-

  • Figo… e questo? - Chiese Serena indicando l’orologio.

  • Questo, signorina, è un orologio molto antico. Me lo lasciò mio padre che lo aveva ricevuto a sua volta dal suo…. Questo orologio era il mio strumento preferito per gli spettacoli di ipnosi, se mi dà un attimo di attenzione le spiego…

Alice in cucina temporeggiava non sapendo come muoversi, ma non poteva nascondersi lì in eterno. Quando uscì per unirsi agli altri due, vide Serena guardare l’orologio con gli occhi socchiusi che stavano cedendo alla tentazione che lei ben conosceva.

  • Signorina Serena, guardi la sua amica Alice per esempio. Ho programmato nella sua mente alcune parole che la costringono ad ubbidire ai miei comandi. Immobilus Personae! - pronunciò - Vede ora Alice è come una bambola. Si ricorda quando giocava alle bambole da piccola, Serena? - domandò

  • Io… io… non ho mai…

  • Certo che si ricorda. Le piaceva molto giocare con le bambole, le piaceva spogliarle e vestirle… - Suggestionò osservandola annuire - Si, le piaceva tantissimo, guardarle nude ed immaginare un giorno di diventare bella e sexy come loro.

Alice ascoltava il Maestro affascinata dalla facilità con cui aveva ormai ipnotizzato Serena.

  • Che bei ricordi, Serena. Quante giornate ad immaginare che la sua bambola fosse la sua amica Alice e poterla spogliare e rivestire a suo piacere…

Cosa stava succedendo? Alice non poteva credere che Serena stesse annuendo ad una cosa del genere. Una mangia cazzi come lei.

  • Siete sempre state molto amiche, Serena. Che momenti assieme! Come quel primo bacio al campeggio e le ore a baciarvi per tutta la vacanza, abbracciate l’una all’altra. Ricorda, Serena, ricorda quante volte hai goduto ripensando a quei momento con Alice… ed ora può essere veramente la tua bambola. Vieni, guarda, puoi muoverla come vuoi. Tutta tua…

  • Tutta mia… - ripetè Serena accondiscendente.

  • Tutta tua, Serena. Sai cosa facciamo ora? Facciamo uno scherzo ad Alice. Le cambiamo i vestiti e vediamo cosa dice quando si risveglia, ti va?

Serena annuì con aria felice, accarezzando i capelli della sua nuova Alice-doll.

  • Vieni con me. Guarda, qui ci sono molto vestiti… e poi potresti anche… - la invitò nella stanza da letto.

Alice cercò di ascoltare, ma sentiva solo dei bisbigli incomprensibili. Cosa le stava dicendo? Cosa le stava ordinando? Cosa le stava mostrando? Solo i vestiti o anche il cassettone?

  • Bene Madame Serena. Ora io devo uscire per mezz’ora, grazie per prenderti cura della casa. Intanto puoi giocare con Alice. Quando chiuderò la porta sarete sole ed avrai tutta la casa per te e nessuno verrà a disturbarvi. Sarete solo tu ed Alice, la tua bambola preferita - Suggestionò la ragazza fissandola profondamente negli occhi. Poi rivolse l’attenzione verso Alice come soddisfatto del suo nuovo trucco - È bella, non è vero? Così sexy… così eccitante. Una bambola perfetta per giocare come hai sempre desiderato.

  • Molto sexy… la mia bambola…

Il Maestro aprì la porta e la richiuse. Serena era troppo impegnata per assicurarsi che se ne fosse andato. Nessuno sarebbe venuto a disturbarle. Sole finalmente.

  • Ma guarda, chi l'avrebbe mai detto che eri una piccola troietta sottomessa. L'ingenua Alice dolce dolce che fa giochini sadomaso con il suo papino, ed io a morirti dietro per tutti questi anni… - le si avvicinò sollevandole il mento in tono di sfida.

Alice vedeva il Maestro in un angolo fare foto. Era questo che voleva? Vederla con un’altra ragazza? Sottomessa alla sua amica del cuore? Il contratto prevedeva che ci fosse il suo consenso prima. Con estranei, il contratto parlava di estranei e Serena certo non lo era.

  • Hummm… Quanto mi hai fatto aspettare questo momento, ma adesso recuperiamo il tempo perso - disse cominciando a spogliarla mentre la baciava.

La sua bocca era morbida, ed anche il seno contro il suo. Alice era confusa. C’era un lato in tutta questa cosa che la eccitava da morire, l’essere in qualche modo ipnotizzata, immobilizzata. L’aver visto il Maestro ipnotizzare Serena, e non riusciva a trovare un vero motivo per fermare tutto. Non le stava facendo del male, anzi. La Serena mangia cazzi trasformata in una lesbica convinta in pochi secondi era incredibilmente eccitante. Ora le stava baciando i seni nudi e le mordicchiava i capezzoli. Poi ancora baci mentre le infilava la mano nelle mutandine.

Infine fu nuda, e i suoi baci tra le gambe, la sua lingua. Fortunatamente non “indossava” niente di sconveniente. Di tanto in tanto il Maestro le si avvicinava sussurrandole qualcosa nell'orecchio e, istantaneamente, lo sguardo dell'amica sembrava riempirsi di nuove idee. Serena ritornò dalla camera con dei vestiti. Una mano nascosta dietro la schiena e un sorriso malizioso.

  • Guarda cosa ti ho portato. Sono sicura che questi bei bambini muoiono dalla voglia di essere coccolati - ammiccò penzolando le pinzette per capezzoli davanti agli occhi.

Vestita come il Maestro aveva programmato, Madame Serena aveva ripreso a baciarla come una adolescente. Il tempo passava e probabilmente questa fantasia stava finendo. Alice si domandò se Serena ne sarebbe ricordata, se la sua ricerca del cazzo perfetto sarebbe terminata tra le sue cosce. La cosa in parte la divertiva. Il Maestro aveva il senso dell’umorismo. Avrebbe potuto trasformarla in una gallina o una mucca.

Dopo un ennesimo suggerimento, Madame Serena si illuminò con una nuova eccitante idea. Prese l’orologio che il Maestro aveva lasciato sul tavolo e si avvicinò, sfoderando il suo miglior sguardo da perfetta seduttrice affamata di dominazione.

  • Bambola Alice, voglio che guardi questo orologio ipnotico - sussurrò avvicinandosi - Voglio che lo segui con gli occhi ed ascolti la mia voce. Seguilo con gli occhi… segui il suo movimento avanti ed indietro… Ascoltami… Io ti comando, Io ti controllo, Io sono la tua padrona.

Alice sarebbe scoppiata a ridere se solo avesse potuto. La Madame Serena ipnotizzatrice era veramente ridicola e improponibile. Un cliché composto da un mix di luoghi comuni sull’ipnosi. Fissa l’orologio, i tuoi occhi sono stanchi, rilassati, svuota la tua mente, ora conterò da 10 a zero e... Niente a che vedere con la padronanza e la professionalità del Maestro, capace di portarla in uno stato di trance in pochi secondi in un ascensore. Quando la ipnotizzava, la sua voce era profonda e la sentiva penetrarla dentro. La avvolgeva in una coperta soffice ed accogliente. Il posto più sicuro e sensuale in cui si fosse mai sentita, sia in persona, che al telefono.

Ultimamente, anche leggendo i messaggi inviati dal Maestro non poteva fare a meno di leggerli sentendo la sua voce seducente dentro la sua mente. Piacere puro. Estasi, L’avrebbe ascoltato per ore. Non era necessaria nessuna forzatura per portarla ad ubbidire ai suoi comandi, anzi, dentro di lei esplodeva una voglia, un bisogno profondo, di ricambiare tutta quella attenzione e quella beatitudine che le dava la sua voce, sentendosi in dovere di contraccambiare con l’obbedienza più incondizionata.

Perché il Maestro le permetteva di umiliare la tecnica dell’ipnosi in quella sceneggiata da clip pornografica.

Cercò di concentrarsi per rispetto al Maestro. Se aveva portato Serena a farle questo, certamente lei non aveva nessuna ragione di rovinare il suo show. Forse Madame Serena l’avrebbe fatta camminare tipo zombie, ripensando alla clip su PornHub con la quale si era masturbata la sera precedente. Era una clip stupida e sicuramente ipnosi fake, ma cazzo se l’aveva eccitata. Il viso dell’attrice con lo sguardo perso nel nulla era incredibilmente sexy. Come sempre il Maestro le aveva suggerito un sito molto erotico. Era venuta mentre l’ipnotizzatore, dopo aver addormentato la ragazza, le baciava i piedi, glieli leccava, per poi scoparla nella fessura creata tra i piedi uniti.

Raggiunse l’orgasmo proprio desiderando di sentire il cazzo bollente del Maestro tra i suoi mentre pulsava per inondarla di sborra calda.

 

Finalmente poteva muoversi. Si sentiva tutta intorpidita. Il Maestro stava parlando con Madame Serena e preferì non disturbarli andando in camera da letto per rimettersi i suoi vestiti e sistemare il caos di oggetti sparsi.

 

Quando ebbe terminato, i due si stavano salutando. Anche Alice andò a salutare il Maestro sperando in un invito per andare a trovalo più tardi, ma ciò non avvenne.

  • Figo il tuo vecchietto! - Sbottò Serena seguendola salire le scale per rientrare nel suo appartamento.

Alice non commentò. Se Madame Serena avesse voluto la sua opinione gliela avrebbe chiesta.

  • Prepara un caffè, Alice - Comandò sedendosi sul divano.

  • Si, Madame Serena - Rispose d’impulso. Per un attimo cercò di dissimulare la risposta con una risatina imbarazzata. Forse l’aria ipnotica dell’appartamento del Maestro le era rimasta ancora appiccicata addosso.

  • Figo! Come mi hai chiamata? - Domandò l’amica raggiungendola in cucina.

Alice arrossì e si trattenne dal rispondere, ma alla fine confessò: - Madame Serena.

  • Baciami - comandò di nuovo l’amica.

  • Cosa?!… Ma… Si, Madame Serena - sbottò nuovamente incapace di concludere la sua protesta mentre sentiva come una calamita attrarla, avvicinandosi per baciarla.

  • Baciami - ordinò nuovamente appena tentò di staccarsi, e per una seconda volta si ripeté la scena.

  • Cosa mi hai fatto? Perché…

  • Shhh… Baciami!

11.kissing

A quel punto Alice fu assalita dal panico. La sua bocca, la sua lingua, ed anche il resto del suo corpo non le appartenevano piu, sfuggendo al suo controllo, ubbidienti schiavi del comando di Madame Serena.

  • Ma cosa fai, Serena? Tu… Tu… - Cercò di chiarire la confusione nella sua testa.

  • Hihi… Ho sempre desiderato farlo, da quando ci siamo baciate al campeggio. Te lo ricordi? - le sorrise con soddisfazione.

  • Ma… Il M… Signor Giulio ti ha ipnotizzata, Serena! Ti ha ipnotizzata, non ci siamo mai baciate al campeggio. Non siamo nemmeno mai andate al campeggio assieme - Cercò di spiegare, ma già dall’espressione dell’amica capì che non l’avrebbe mai convinta.

  • Come hai fatto a dimenticarlo? Mi ferisci Alice, ma ti perdono. Baciami! - fu la sua reazione.

Il suo tentativo di riportarla alla realtà si spense sulle sue labbra nel momento in cui sentì il comando.

  • Si, Madame Serena - rispose arrendendosi.

Quindi era andata così anche per lei? L'attrazione per la sottomissione e per i giocattoli erano veri? E il cugino? Pensandoci non ne ricordava il nome. Il suo birillo si, ma non il suo nome.

Masturbandosi al telefono con il Maestro, la sera precedente, le era anche venuto in mente un altro episodio con il ragazzo.

 

Era risalita nella sua cameretta, in mansarda, ma prima di entrare aveva sentito dei rumori. Sbirciando dalla porta socchiusa, lo vide all'interno che curiosava tra le sue cose. Si era ricordata di aver lasciato la sua biancheria sporca sul letto, scendendo per la colazione. Ricordò che la cosa la fece sentire terribilmente in imbarazzo, specialmente quando lo vide prendere in mano gli indumenti. Scioccata, lo vide portarsi le mutandine al naso ed inspirare profondamente, non ne fu certa, ma le sembrò addirittura le stesse leccando. Poi prese i calzini, annusò anche quelli e se li mise in tasca. Stava rubando i suoi calzini? Per fare cosa?

In quel periodo Alice aveva un pessimo rapporto con la sua cespuglietta. Così la chiamava da quando le erano cresciuti i primi peli. Spesso si ritrovava appiccicosa ed era terrorizzata di avere qualche malattia. Ogni tanto inseriva la punta del dito e lo annusava, sentendosi terribilmente puzzolente. C'era sicuramente qualcosa che non andava. Quando le si avvicinava un cane, cercava sempre di coprirsi perché sapeva che sarebbe finito li ad annusare, facendola sprofondare per l'imbarazzo. Puzzava, e quello le aveva annusato le mutandine?

Senza farsi notare, l'aveva seguito mentre si nascondeva nel fienile. Come aveva fatto lui, lo spiava dalla fessura tra le assi e lo vide estrarre i calzini ed annusarli di nuovo mentre si massaggiava da sopra i pantaloni, poi tirò fuori il suo coso e lo strinse in mano, strofinandolo su e giù, continuando ad annusare ad occhi chiusi. Poi lo vide infilare il suo pene che ora sembrava di gran lunga più lungo e grosso, nel calzino, per continuare a pompare su e giù gemendo.

  • Cosa fai? - squittì piombandogli addosso all'improvviso.

Il ragazzo si era fatto tutto rosso non sapendo se dare precedenza al nascondere le calze o l'erezione in un susseguirsi di movimenti impacciati.

L'imbarazzo del cugino le aveva in qualche modo dato coraggio.

  • Ti tocchi con i miei calzini, maiale? - domandò deridendolo.

Il ragazzo divenne ancora più rosso, avrebbe voluto scappare ma Alice gli si era praticamente seduta a cavalcioni bloccandolo sotto di lei in mezzo al fieno, ignorando il confuso balbettio di scuse.

Allungò una mano e gli strinse il ditone come l'altra volta minacciandolo di fargli fare di nuovo pipì addosso.

  • E queste? Ti ho visto, schifoso, che le annusavi. Ti piace la puzza dei miei piedi e delle mie mutandine? - lo aveva travolto di domande estraendo uno dei calzini maldestramente infilato in tasca.

  • Scusa… scusa… io…

Fu istintivo, forse per umiliarlo o forse per vedere fino a che punto poteva abusare di lui, diede fine alle sue farneticanti scuse tappandogli la bocca con il calzino, poi cominciò a stringere il pugno sul sui birillo, pompandolo come volesse misurargli la pressione, poi lo prese per i capelli e gli spiaccicò la faccia contro le mutandine oramai in bella vista sotto il vestito.

11.socks in the haystack

  • Masturbati adesso, maiale, masturbati…- gli ordinò senza dargli tregua, e pochi secondi dopo, lo sentì mugolare un gemito e poi lasciarsi andare a peso morto.

Alice vide che lo teneva ancora in mano, e che quà e là era bagnato di schizzi bianchicci. Non era pipì. Giravano voci sulla sborra tra le sue amiche. Il colore, il momento, era questa la sborra? Si immaginava una cosa più dirompente per un nome così.

  • Ti prego, non toccarmi adesso! - Si ritrasse quando allungò la mano

  • Ti fa male?- domandò preoccupata.

  • Male? No, sono solo troppo sensibile dopo.

  • Ti sei sborrato addosso… hihi… sfigato che schifo - lo derise

  • Colpa del profumo della tua figa…- ribattè pensando fosse un modo gentile di scusarsi

  • Lo so, puzzo vero? - si rattristò, ora ne aveva la conferma

  • Si puzzi di figa… mphhhh, mi fai impazzire.

Alice se l’era ritrovato tra le gambe ad annusare a pieni polmoni. I suoi capelli ricci le accarezzavano le cosce e la pressione del suo naso la stava stimolando proprio in quel punto magico. Cercò di ritrarsi, notando che il ragazzo si era fatto più audace ed ora voleva anche assaggiarla, scostando le mutandine. Il suo primo pensiero fu di orrore e profondo schifo. A dire il vero si era già assaggiata il dito dopo averlo pucciato dentro e, rispetto all’odore, il sapore era meno intenso, quasi neutro, solo un po’ salato.

Poi si sentì toccare in una maniera che mai avrebbe immaginato. Non sapeva di preciso cosa stesse facendo lì sotto, ma lo faceva bene. Fottutamente bene. Strinse le gambe per impedirgli di smettere.

 

  • Le hai portate? - Chiese il ragazzo in evidente ansia vedendo Alice entrare nel fienile il giorno successivo

Alice estrasse dalla tasca le mutandine rosa del giorno prima con una punta di orgoglio. Erano certamente molto “profumate” dopo esserci venuta dentro tre volte.

Il ragazzo allungò una mano per prenderle, ma Alice si ritrasse facendosi inseguire in un anfratto più protetto.

Cadendo sotto di lui, portò le mutandine tra le cosce, costringendolo ad andare li, come il giorno prima.

A quel punto fu evidente che il giorno successivo non ci sarebbero state mutandine sporche, mostrando la completa nudità sotto il vestito estivo. Intanto lui le aveva preso una mano tirandosela vicino alla patta dei pantaloni.

  • Fammi quella cosa prima… si, come ieri… come ieri… - si abbandonò stringendo la sua testa tra le cosce perché non potesse scappare fino alla completa soddisfazione che avvenne una volta e poi una seconda.

  • Che buona la tua figa. Voglio leccarti anche il culo - ansimò sdraiandosi non appena la presa tra le cosce si allentò.

  • Sei scemo? Il culo? - Domandò trasalendo - Davvero? No mi stai prendendo in giro… - No non la prendeva in giro. forse da lì erano cominciate le sue fantasie anali.

Si erano incontrati nel fienile per il resto dell’estate, anche due volte al giorno, ma il ragazzo le aveva confessato che prima di dormire si toccava di nuovo pensando a lei, alla sua figa ed al suo culo ed ai suoi piedi.

Anche Alice lo faceva, ma non ebbe mai il coraggio di confessarlo. Era diventata espertissima in segologia, così le aveva detto una volta dopo aver sborrato. La cosa la faceva ridere. Più volte aveva sentito il desiderio di assaggiarla, ma la paura di restare incinta l’aveva sempre fermata.

Infine, dopo alcuni anni, quando ne ebbe la possibilità capì che non si era persa niente in fondo.

 

 

 

 

 

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