Si svegliò di soprassalto. Era ancora notte. Provò a muoversi con la sicurezza che non ci sarebbe riuscita.

 
“A volte per aprire una scatola è necessario aprire un intero cassetto”
 
Le rimbalzò nella testa la frase del signor Giulio. 

Vivido come fosse successo il giorno prima si ricordò di un periodo della sua adolescenza in cui aveva delle fantasie erotiche molto intense. Aveva visto un film in cui un ipnotizzatore aveva suggestionato la sua valletta ad essere un manichino, immobilizzandola come una bambola vivente usando un comando speciale. Tra lo stupore e le risate del pubblico, poteva posizionare il suo corpo a piacere in atteggiamenti a volte stupidi, a volte sexy, a volte irreali.

3. sexy mannequin girl

Si ricordò quante volte, in quel periodo della sua giovane vita, aveva usato quella fantasia per toccarsi, immaginandosi impotente ma perfettamente cosciente di tutto ciò che le succedeva attorno. La cosa la eccitava da impazzire. Fingendo di essere incapace di muoversi resisteva immobile più tempo che poteva. Poi immaginava che un ulteriore speciale comando la rendesse nuovamente libera, e finalmente poteva dare sfogo al suo piacere. Forse fu proprio con quella fantasia che ebbe il primo orgasmo. 

Chiuse gli occhi e si lasciò sprofondare in quel piacevole ricordo. Le sue mani, ora più esperte, non tardarono molto a portarla all’apice del piacere.

Si addormentò sorridendo e pensando all’orologio da taschino, la voce del signor Giulio,  al cassetto e a quante altri ricordi poteva contenere.

  • Buongiorno signorina, niente ascensore?- Alice si girò di scatto passando dal pianerottolo. 

  • Meglio di no.- Rise felice di vedere il signor Giulio.

  • Alla mia età non mi resta che correre il rischio.- Aggiunse l’uomo premendo il pulsante

A dire il vero, dal giorno dell’incontro, scendeva sempre le scale a piedi e, passando davanti alla porta del signor Giulio rallentava, immaginando di vederlo uscire.

  • Se c’è anche lei allora correrò il rischio.- Aggiunse raggiungendolo. 

Nell’ascensore sentì il profumo dell’uomo. Forse aveva appena fatto la doccia. Con vergogna si ritrovò a desiderare un guasto dell’ascensore per passare del tempo con lui. 

  • Le chiavi? Le ha poi trovate, signorina?-

  • Oh, Che maleducata, avevo promesso di… Certo erano proprio lì dove mi… ricordavo - rise per l’assurdità detta - Le devo ancora un favore.- mormorò con la scusa di avvicinarsi per inebriarsi della fragranza dell’uomo.

  • Sono contento. Si figuri, è stato un piacere avere qualcuno per casa - aggiunse con un pò di malinconia nella voce 

  • Se… se la mia compagnia le fa piacere… ci vediamo per un caffè stasera?-

  • Questa spavalderia delle ragazze di oggi non smetterà mai di stupirmi. Lei sarebbe piaciuta molto a Sandra.- commentò sognante - Certo, con piacere, ma da me, insisto.-

Per qualche motivo Alice si sentì felice. Felice perché aveva accettato, perché in qualche modo l'aveva messa in relazione con sua moglie, ma soprattutto per averla inviata da lui. La sua casa era affascinante non meno dei suoi occhi, o del suo profumo, o della sua voce profonda.

Rientrando dal lavoro si fermò a prendere dei pasticcini, giusto quattro, non voleva sentirsi in colpa per averlo indotto ad esagerare. Poi non voleva sembrasse una cosa eccezionale, ma piuttosto qualcosa da ripetere.

3. buying pastry

Sistemandosi il vestito suonò il campanello domandandosi se fosse stata la scelta giusta quella gonna un po' sopra al ginocchio e la scollatura forse troppo generosa, poi le scarpe stonavano. Aveva tre ripiani di ballerine di tutte le misure. Un millimetro, tre, quattro e perfino cinque. Ogni colore e decorazione, ma mai avrebbe immaginato quello che avrebbe indossato lui.


 

 

 

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